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Bosco Ceduo

In campo forestale le modalità d’utilizzo dei
soprassuoli boschivi vengono definite trattamento e
possono essere ricondotte a due tipologie distinte
di governo: Bosco ceduo e Altofusto.
Bosco ceduo
La modalità gestionale della quasi totalità dei
boschi appenninici non demaniali viene a tutt’oggi
gestita secondo la pratica del ceduo (taglio raso
con riserva di matricine).
Tale pratica prevede la periodica asportazione di
quasi tutta la massa legnosa viva presente nella
parte aerea del bosco e la scopertura integrale dei
suoli.
Questo genera uno shock periodico ecologico su
superfici spesso di considerevole estensione e a
intervalli di tempo ravvicinati, compromettendo
spesso gli interi ecosistemi forestali, con ricadute
straordinariamente negative sul paesaggio, la fauna
e gli assetti idrogeologici.
È una pratica che riguarda i boschi di latifoglie:
questi sono dotate di capacità pollonifera, ossia se
vengono tagliati, dalla ceppaia rispuntano nuovi e
numerosi fusti (chiamati polloni) che crescendo
tendono a ricreare l’ambiente originario, con un
processo più o meno lungo.
Quando il bosco di latifoglie comincia a
ricostituirsi, di nuovo si interviene con il taglio
raso il suolo viene ancora una volta denudato e il
processo ricomincia.
Nel periodo che intercorre tra un taglio e l’altro,
i boschi hanno l’aspetto di intricate e basse
boscaglie, ma mai di veri e propri boschi.
Solitamente i boschi cedui vengono “trattati” per
l’ottenimento di legna da ardere o comunque di
assortimenti legnosi di “minor pregio”.
Tutto questo ha dei riflessi negativi molto pesanti
sulla biodiversità, sull’assetto idrogeologico del
territorio, sulla conservazione dei suoli e sul
clima.
Altofusto
Nel secondo caso invece il taglio della pianta
avviene solo quando è stata raggiunta la maturità
fisiologica (la pianta è vecchia e comincia a
diminuire i propri ritmi fisiologici per cui può
anche essere tagliata.
In questo caso non è prevista la scopertura dei
suoli, la perturbazione del paesaggio e della fauna
selvatica.
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